domenica, 23 agosto 2009,04:41
Mamma mia quanto tempo che non vengo qui.
Questo posto sa di vecchio, c'è polvere ovunque.
Ricorda alcune parti della mia vita.

La scrittura per esempio, o la fotografia (fatele voi, d'altronde, foto col sensore rigato, senza l'autofocus e con simpatici riflessi e rifrazioni nel mirino), o la tesi (già, se non ci siamo sentiti così a lungo un motivo c'è, e non è il solito bighellonare: ho finito gli esami, con buona pace mia, di mamma e papà e di Nostro Signore, e sono sotto tesi. Nello stesso tempo ho anche scoperto di aver sbagliato, e non di poco, la strada intrapresa, ma questa è un'altra storia), o il canto, il disegno, la guida sportiva e in generale tutte quelle cose la cui presenza un tempo mi rendeva un istrionico "edelmann" (belli i tempi in cui il papà della Zambo affermava, ben descrivendo la situazione, "l'Ale è ovunque") e la cui assenza (o il mio morboso attaccamento alle stesse) oggi mi mostrano per quello che sono, o sono momentaneamente diventato: un nostalgico ancorato al passato e al suo provincialismo, troppo impegnato ad organizzare le stesse belle cose cui è legato per rifarle o farne di nuove.

Insomma, sarebbe tempo di ridedicarmi almeno alle arti, ma il tutto si riduce quotidiantamente a blandi tentativi in boxer davanti al pc, boccheggiando per il caldo e asciugando dalla fronte il sudore con la manica della camicia: mi segno cosa devo comprare se voglio iniziare a disegnare a carboncino, ripeto sei o sette volte i tre accordi in croce che ho imparato con la chitarra (li conosco, si, ma non so passare dagli uni agli altri: utile), sfoglio le foto fatte negli ultimi anni sperando di scoprirne per caso una ben fatta e mai vista, anniento i vicini con l'onda d'urto prodotta dal canto dei pezzi con maggior numero di acuti che ho (normalmente di Baglioni, Masini o Cocciante, pensate che due palle poverini. Non i tre cantanti: i vicini!)... per non parlare dei tentativi di avvicinamento ad una forma fisica normale! Gli ultimi piegamenti sulle braccia, uniti al ventilatore e alle sudate notturne, si sono conclusi con un torcicollo che mi ha bloccato per una settimana intera.

Ma d'altronde, per chi non lo sapesse, io senza il torcicollo perderei la mia essenza.

Per fortuna però, tanto per essere innovativi e riprendere almeno uno dei tre leitmotiv di questo blog (voglia di passato/infanzia - stagioni fredde/malinconiche/poetiche - persone lontane/scomparse/scappate), sta arrivando l'autunno, e questo mi rende felice: spariranno i solleoni per dar posto ai tramonti favolosi di settembre, alla nebbia con i lampioni che si dissolvono e ai lastroni di ghiaccio sull'asfalto, le saune in camera davanti al pc lasceranno il posto alle spese nei centri commerciali che entri con il sole ed esci che è già buio, la routine noiosa e vacanziera dell'avvilente "non si può perdere nemmeno un giorno di mare" farà posto all'orgasmo multicolore delle foglie cadute sui ciottoli di Città Alta mentre vado in radio o sull'asfalto tra Costa Imagna e il Pertus.

A decretare questo avvento, come ogni dodici mesi, è arrivato il mio capodanno d'agosto: per uno come me il cui anno inizia con i primi di settembre (ho ancora i ritmi del liceo, evidentemente: sono una specie di Zac Efron ma con meno capelli), i fuochi d'artificio sparati dallo stadio (meglio noti come i fuochi di Santa Caterina) in zona ferragosto decretano la fine dell'anno vecchio - con un sacco di cose da buttare dalla finestra - e l'inizio del nuovo.

E' sempre uno spettacolo affascinante: quest'anno sono arrivato di corsa, trafelato e appesantito per una cena durata troppo che mi/ci ha fatto perdere l'inizio dello show, e mi sono ritrovato in un punto dove oltre che i fuochi in sè (ma si dirà in sè o in loro? I fuochi in loro e per loro? Mah, non ho voglia di cercare) era interessante guardare la gente.
La gente col naso all'insù, la gente abbracciata, la gente tutta uguale, per pochi minuti, sotto i fuochi, democratici, come la neve di Joyce che scende su tutti, "vivi e morti", e che eguaglia. Non importa se di lì a poco ci divideremo e ognuno andrà per la sua strada: siamo lì e ci siamo tutti. Uguali.
Boom, poom, pum. Stelle filanti dorate, salici piangenti disegnati in cielo, spirali scoppiettanti che ricordano i film sull'antica Cina. Bim, bum, bam, bem.
Chissà quante persone che conosco sono qui attorno e non lo so. Amici, vecchi amori, nemici, conoscenti, moltitudine ammaliata da quelle danze ipnotiche e consapevole del sapore di transizione delle stesse: finiscono le vacanze, la città si ripopola, le code si spostano dalle autostrade alle città e si accolgono i mesi del duro lavoro, del freddo e dell'attesa per l'estate successiva. (Almeno per gli altri, s'intende).

Li abbraccerei tutti, forse non solo oggi.
Ma è tardi, forse non solo oggi, e quindi guardo avanti.
Chissà che non sia tornato a scrivere, che non sia di nuovo "sul pezzo". Notte sparuti lettori
scritto da Rainman85 | categoria:stanze di vita quotidiana | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 09 aprile 2009,04:03
Martedì.
Pomeriggio caldo, è piena primavera.
Papà mi accompagna a Gessate al capolinea della Verde, uno dei non-luoghi più degradanti e degradati che io conosca, un'oasi di tristezza in vecchio cemento taggato al centro di un deserto di campi e particolato.

Salgo la scala mobile con il borsone in spalla, immerso in quell'aria, ci tengo a ribadirlo, calda già quasi un po' afosa di questa primavera pazza, per la prima volta pronto ad affrontare sera e mattina successiva con la sola giacca leggera.
Salgo, dicevo, e vedo piano piano emergere, da dietro gli scalini che spariscono nella fessura, un nuovo orizzonte di finestroni sporchi.
Nelle orecchie e nella testa sento rimbombare "L'aeroplano" dei Baustelle, forse proprio per quell'aria di malinconia e desolazione che pienamente si addice a quel momento. Non la sto ascoltando, me la immagino e basta.

Smonto dalla scala e mi avvio.
Un lungo corridoio che collega la strada, il mondo dei vivi, con il cuore della struttura.
Tra me e la biglietteria, in una ventina di metri, come al solito ci sono i lenzuoli bianchi su cui gli ambulanti espongono la loro paccottiglia, le contraffazioni di sempre che mi domando che senso abbiano ormai di continuare ad essere vendute, qualche cintura bizzarra, gli accendini, ecc..
A differenza degli altri giorni, però, a metà strada incontro tre punkabbestia, in costume tradizionale, oserei dire.
Uno sta, incurante del luogo, dell'ora e del rispetto dell'altrui libertà, urinando in un cestino direttamente dall'unica apertura di cui lo stesso è dotato (il cestino, non il punkabbestia, anche se più o meno...).
La cosa, a parte lo schifo e il forte sdegno, scatena in me alcuni pensieri molto poco cristiani e alcune considerazioni, che vi riporto:
a. ringrazio mia madre, mio padre e chiunque altro abbia mai influito nel mio processo di educazione e formazione, per avermi fatto diventare come sono e non "così"
b. pur non avendo nessun pregiudizio sull'abito delle persone (sapendo però che in realtà il monaco lo fa eccome), ringrazio nuovamente i miei genitori, dacchè so che non sarei mai potuto uscire di casa conciato in quel modo se non su una barella diretta all'ospedale
c. fai davvero schifo, cazzo. Mi rendo conto che la mia prestanza fisica poco possa contro tre rozzi abitanti del Bronx milanese, qualsiasi esso sia, addestrati alla vita da risse e lotta quotitiana alla sopravvivenza, ma vorrei proprio venire a dirtelo in faccia.
Alla fine su di me prevale l'istinto di conservazione della specie, ma assicuro a voi lettori che non ho mai desiderato tanto essere Chuck Norris in vita mia come in questo momento.

"Ci vuole tolleranza", mi dico. Ma mi rendo conto che forse è una scusa.
Non guardo e vado avanti.

Pago il mio biglietto, un furto per il servizio scadente che viene fornito dalle metropoliatene milanesi (sopratuttto per la verde), ma almeno so che arriverò a Milano in orario. Puzzolente, ma in orario.

Scendo le scale verso il treno e sulla destra una mendicante intralcia la mia discesa (sull'altro lato salgono i pendolari frettolosi di tornare a casa, sono proprio bloccato, mi fermo).
Al di là dell'immagine nuovamente degradante che offre la signora, con la sua immondizia accumulata accanto a sè, mi infastidisce il suo tenere lì accanto a sè un bambino, un piccolo innocente bambino che le fa compagnia.
Ora, per carità, io sono uno che cerca sempre di trovare la spiegazione più eticamente corretta a ciò che accade nel mondo, anche se questa dovesse scomodare entità e fenomeni scomodi (perdonate il bisticcio ma è notte) ed improbabili, che sarebbero sicuramente eliminati se uno volesse fare un ragionamento semplice e coerente con il rasoio di Occam.
Ci provo quindi, a darmi un perchè sensato al fatto che questa buona donna debba tenere lì con sè proprio un bambino.
Penso che magari non è come si dice sempre, che i bambini se li portino solo per fare più pena e giocare alla propensione della gente ad ascoltare l'equazione conservata in cuor loro bambino = giusto = do soldi = coscienza ok = Paradiso = il problema non esiste.
Lui gioca in mezzo ai piedi della gente e aiuta la donna nel suo lavoro, porgendo la manina a conchetta e chiedendo denaro con gli occhi spensierati dell'età dell'innocenza.
Sarà lì per caso.
Penso che magari lui si sia alzato la mattina e abbia detto "Mamma, oggi vengo in ufficio con te, ho proprio voglia di stare otto ore ai piedi di una scala di una stazione a razzolare sul pavimento".
Penso che magari la donna stia lì a mendicare non perchè indottrinata in una cultura di disprezzo del lavoro, ma che anzi abbia delle grandi inabilità al lavoro stesso e sia quindi inadatta a qualunque carica dirigenziale, a qualsiasi compito di responsabilità, a qualunque mansione manuale e via dicendo: la signora probabilmente non ha mai saputo servire ai tavoli, cucire, fare benzina, attaccare i francobolli.
Insomma, non può proprio lavorare!

Passo poi a domandarmi, molto poco convinto dei miei ragionamenti di cui sopra, quale sia lo scopo di avere l'Unicef, la Polizia, le imprese di pulizie e Save The Children, se poi la realtà è comunque questa.
Penso che, ad esempio, in Austria, non mi sarei dovuto porre queste domande perchè spettacoli così non ne vedi. Che non so se la cosa sia positiva, e non li vedi perchè lì nessuno permette a nessuno di vivere a scrocco sfruttando bambini o se invece è negativa perchè semplicemente se lo fai ti mandano a farlo dove nessuno ti veda. Cosa che peraltro annienterebbe l'utilità dello sforzo stesso del mendicare, ma il discorso si fa complicato.

"Ci vuole tolleranza", mi dico, e le porte della metropolitana si chiudono, con quel fischio tanto fastidioso quanto rassicurante.
Il mondo infatti, con le sue brutture, è chiuso là fuori e scorre velocissimo, nella direzione opposta a dove sto andando io.
Io posso restare qui, protetto nel mio guscio, con le mie belle cicche ingrigite sul pavimento, i giornali strappati in giro per i sedili e il forte odore di sudore anche se non è estate.
E dico sudore per usare un eufemismo, perchè ne ho conosciuta gente che suda, ma un odore così non l'ho mai sentito.

Crescenzago, una delle prime fermate lungo quella che poi è via Palmanova, una delle principali arterie che dalla tangenziale est di Milano portano verso il centro.
Salgono due figuri, uno che avrà 8-10 anni e uno che potrebbe oscillare tra i 18 anni e i 90 chili.
Sono chiassosi, li guardi incuriosito.
Il piccolo, con velocità felina, alla chiusura delle porte e prima che me ne accorga ha già depositato sul mio ginocchio e su quello di cinque o sei altri miei compagni di viaggio un bigliettino con stampate delle scritte.
La solita solfa "sono povero e ho due fratelli il cane mi ha mangiato i compiti bla bla.." smetto di leggere, davanti a me un ragazzo, appena ricevuto il biglietto sulla gamba, lo porge indietro al bambino, senza aspettare la solita tiritera di lui che fa il giro, li consegna tutti e poi torna a recuperarli, sperando in qualche offerta.
E' un gesto normale nella società che vivo io e in quella che sogno: una cosa non mi interessa? Con gentilezza te la restituisco e ti evito una perdita di tempo e di denaro.
E' proprio un discorso di economicità: perchè farti tornare indietro? Te lo ridò ora, tanto è uguale.
No.
La cosa non piace all'accompagnatore del bambino, che si avvicina, tronfio della sua pancia tirata verso l'altro trattenendo chiaramente il fiato, all'autore del barbaro gesto.
"Cosa fai? Perchè non lo prendi?". L'aria è arrogante, di sfida.
"Perchè non mi interessa", l'altro risponde con calma, io fisso la scena.
"Perchè?". il tono della voce si alza.
"Perchè non mi interessa", il viaggiatore è costretto ad alzare a sua volta il tono della voce.
L'altro rimane lì, gonfio, un po' come fanno i gatti per incutere terrore a chi vuole rubar loro il cibo o all'aspirapolvere.
Ma arriva la fermata, quindi il tizio recupera il piccolo, scende dalla carrozza e via, si infila nella successiva.
Riprende la giostra: altro giro, altro regalo.

L'episodio scatena nuovamente in me delle riflessioni:
intanto su chi fosse peggiore tra me che fissavo la scena senza dire nulla e intervenire in favore del civile signore e gli altri, che si guardavano le unghie e i piedi facendo finta di nulla.
Poi la domanda successiva era riguardo il come fosse possibile che anche questo ragazzo sui ventanni fosse inabile al lavoro, gravemente impedito al fare qualsiasi cosa che non fosse rompere gli amaretti a me e agli altri passeggeri, oltretutto con supponenza.

In me divampa l'angosciante dubbio riguardo il fatto che i signori di poco fa paghino tasse, biglietto e non facciano pipì nei cestini.
"Ci vuole tolleranza", mi dico. Ma in realtà mi sento ospite a casa mia, pure poco desiderato, e la cosa mi fa davvero arrabbiare.

"Lambrate, fermata Lambrate".
Scendo, affrontando la solita indifferenza di chi, per salire in fretta sui vagoni, non lascia scendere chi ne ha la necessità.
Faccio la mia bella scala a piedi, arrivo ai tornelli, esco.
Il mondo attorno a me corre, arriva un'orda di persone abbastanza corposa, saranno appena arrivati col treno e hanno fretta di prendere la loro metropolitana.
Di colpo però, tutto rallenta: mentre i signori continuano i loro vorticosi moti, la mia attenzione viene attirata da un ragazzino che mi sta venendo incontro e che, con fare estremamente sospetto, si copre la testa col cappuccio grigio della felpa e si ferma dietro ad una colonna a fissare la gente ed i tornelli.
Ora, ok, i rapinatori, i ladri, gli assassini, gli stupratori e quelli che non amano il buon vino non è che si mettano tutti il passamontagna, però insomma, aiuta.
Lo guardo, guardo la colonna, guardo cosa risulti così coperto in linea d'aria: il posto di controllo del personale ATM!!!

Mi fermo a fissarlo, con aria sdegnata ancora prima che agisca.
Non è per il fatto in sè, è per il contorno: te lo pagherei io il biglietto cazzo, mi fa tristezza la scena, mi fai tristezza tu che fai la faccia da gangster e avrai quindicianni.
Insieme a me si ferma una ragazza, stessa aria, stessa direzione degli sguardi.

Uno, due, tre: al passare di un'onda di persone molto numerosa in uscita, si infila nella mischia e, oltretutto contromano, salta dall'altra parte.
E' andata, passata la frontiera svanisce nella mischia.



Io pago i biglietti, le tasse, le multe, io credo che il rispetto delle regole stia alla base della convivenza civile, io credo, in fondo, nel valore almeno sociale di quel processo deleterio di auto-mutilazione che è la democrazia, con le sue equità di diritti e libertà.
Mi sento veramente un cretino.

"Ci vuole tolleranza", mi dico, ma personalmente ne ho davvero pieni i coglioni.
domenica, 29 marzo 2009,18:04
Piove.
Torno a casa dopo un altro sabato sera finito troppo presto, con gli occhi che bruciano per i fari riflessi nelle mille goccioline che lascio accumulare sul parabrezza, prima di dare, ogni tanto, un colpo alla leva del tergicristallo.

Mi rimproverano sempre tutti perchè non faccio andare spesso i tergicristalli. E perchè guido troppo a destra.
In realtà quella del tergicristalli deriva da un antico retaggio di alcune auto che ho guidato: spesso il risultato prima del passaggio della spazzola, seppur simile alla visione dell'ambiente esterno attraverso un caleidoscopio, risultava più chiaro e pulito rispetto al dopo.

Mi bruciano gli occhi anche adesso.
Sarà che sono davanti al pc da un'oretta, che però, visto il brusco salto in avanti che stanotte ha avuto l'orologio del pc, sono diventate virtualmente due.
Sarà la febbre che ogni tanto riaffiora in queste serate, come a settembre, senza un valido perchè, con un paio di lineette sul termometro giusto per farmi sentire la testa come se fosse dentro ad un acquario.
Sarà la tosse  che da tre notti non mi fa dormire per più di venti minuti di fila, lasciandomi la gola asciutta, arida.
Sarà l'antibiotico.

Piove.

Mi aspetta una notte, più corta del previsto, di studio forsennato per la preparazione di Macchine a Fluido, l'ultimo mezzo esame (poi ce n'è uno intero, si intenda) prima della laurea (prima c'è la tesi, si intenda).
Il progetto è quello di star sveglio tutta fino all'alba, cercare di cavare qualcosa dagli esercizi sulle turbopompe, alle otto bermi il GP e poi dormire per quello che resta della mattina.
Ufficio complicazioni affari semplici, anche perchè inizio ad accorgermi che non ho più quindicianni e quindi gli after mi riescono a metà: per me "tirare mattina" ormai è fare le quattro (oggi le cinque, toh), dopodichè il rendimento subisce un calo bruschissimo che si attenua solo se sto seduto davanti al pc, con gli occhi fissi in un punto, ad ascoltare i Baustelle o i System of a Down o solo Dio sa cosa.

Stiamo diventando tutti dei nonni. I sabati sera, che un tempo erano l'allegoria di una vita di trasgressione e divertimento fatta di nottate furibonde rimbalzati di luogo in luogo come anime in pena, oggi si riducono ad un paio d'ore spese al Jamaica, dove, dopo un'ora passata ad inseguire l'adolescenza andata tornando indietro tirandoci la frutta e sputandoci con le cannucce lunghe, la successiva cancella ogni espressione dai volti, già in preda al sonno o ai torvi pensieri del giorno dopo, e manda ad uno ad uno tutti a casa, giù dal ring.
Ci manca la grinta, come diceva qualcuno

Piove.

Piano piano lentamente
poi la pioggia aumenterà lo so
e chissà per quanto tempo
pioverà ancora su di noi
sta piovendo su di me
sta piovendo su di te

Piove piove
si riempie il mondo di parole
ma non c'è un cane che si muove
la gente sta per annegare
ed io non so più cosa dire,
io non so più cosa direeee

Ma piove piove
ed io vorrei starmene altrove
ma non so dirti come e dove
io so soltanto che ora piove
ed io mi bagno come te
come te come te
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sabato, 07 marzo 2009,03:31
Fa freddo.

Lunedì sembrava arrivata la primavera, e invece.... che fregatura, ci sono due gradi là fuori adesso.

Seriamente: lunedì mattina, in un impeto di revival dei tempi del liceo, mi sono alzato alle sei per prendere un pullman (che mi portasse a Bergamo in tempo per sostituire una delle ragazze della squadra di relatrici Avis per fare un incontro all'Ist. Quarenghi questo è un periodo volutamente lungo e senza punteggiatura perchè sono stanco e non riesco a renderlo meglio) e giravo, nel buio pre-alba, con le giacche aperte e il sorriso stampato in faccia.

Faceva caldo, all'alba, e c'era profumo di primavera.

Sembrava di essere tornato indietro di quattro anni.
La sveglia che suona alle sei, la non-colazione, il vestirsi senza essere del tutto svegli pregustando la ripresa del sonno in pullman, il tutto mescolato al brivido di emozione per il qualcosa che si deve fare nella mattinata: interrogazioni, verifiche, prendere note per i compiti non fatti, impiccare, ecc..
Bellissimo.

In realtà tutto questo ritorno al passato è un qualcosa che va preso a piccole dosi: all'epoca dormivo sei ore per notte e mi alzavo contento. Con un balzo ero in piedi prima che la sveglia finisse il primo bip e, soprattutto, prima di averla spenta. Ascoltavo Jarabe De Palo per mettermi di buon umore e uscivo.
Oggi se non dormo dieci ore a notte non connetto, sbaglio i verbi e non rispondo alle domande che mi vengono poste.
Penso che se avessi fatto una levataccia simile anche il giorno dopo sarei morto.

Vorrei far notare come in questo blog si parli o di persone che non ci sono più, o di ricordi del mio passato o delle condizioni metereologiche legate ad ogni stagione.
In questo post avete la fortuna di leggere due dei tre argomenti di moda qui dentro, insomma.
Cose che non capitano tutti i giorni..

Parlando d'altro,
un'altra notte in piedi.

A capodanno tra i propositi per l'anno nuovo figuravano, in ordine sparso e non di priorità:

- laurearmi
- passare tutti gli esami che mi mancavano alla laurea entro la sessione di gennaio/febbraio
- eliminare la pancia e guadagnare in pettorali
- guadagnare i milioni di euro
- imparare a suonare la chitarra
- riprendere a scrivere il blog
- pubblicare un libro
- altri che non ricordo/mi sfianca scrivere/non esistono

Di questi, al momento, credo di averne iniziato il 15%.
Forse meno.
Quindi, voglio dire, potrei mettermici ora ad adoprarmi per uno di questi importanti obiettivi.

Invece no.
Perchè chiaramente se ne sono aggiunti di nuovi, imprevisti, alcuni direi addirittura felicemente imprevisti.

Torno in radio, ad esempio.
La mitica RBG, finchè l'ateneo bergamasco sarà la mia casa.

E quindi sto spendendo la mia notte limando documenti preliminari e probabilmente al 90% inutili, cercando di applicare i concetti base di project management che ho imparato in questi giorni, producendo quindi modifiche ai suddetti documenti che così non piaceranno più a nessuno.
Immagino quindi che mi verrà chiesto di annullarle, queste modifiche.
Mondo ingiusto.

Fatto sta,
è tardi, sarà il caso io vada a letto.

Non male come prima settimana di blog... due post inutili a brevissima distanza.
Scusate sintassi ed ortografia,
a presto...

scritto da Rainman85 | categoria:stanze di vita quotidiana | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 01 marzo 2009,03:54
Questo blog riapre dopo non aver mai realmente chiuso.

Riapre al ritorno dalla festa di compleanno della Lara al Bobadilla, ormai più una tradizione piena di ricordi che non un happening discotecaro, con l'irrinunciabile panna sul pavimento, le onnipreseti mascherine di carnevale, il mio solito abito nero che ormai mi va largo e i sempreverdi puttanoni cinquantenni agghindati da teenagers.

Riapre al termine della prima giornata dell'anno in cui sono uscito con la giacca aperta, il sole negli occhi e senza dovermi curare del cappotto.

Riapre con una macchina sola, col mai dimenticato sapore di gasolio e sedili sporchi dei pullman, con un taglio di capelli che non piace a nessuno e strizzando l'occhio a tante novità e frenesia.

Questo blog riapre, dicevo, dopo non aver mai realmente chiuso.
Un po' come quando a uno sembra di riprendere la voglia di laurearsi, pur senza averla mai realmente persa.

Sperando non siano le solite ultime parole famose.
scritto da Rainman85 | categoria:stanze di vita quotidiana | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 20 dicembre 2008,02:38
1. aspettavo un pacco, non mio, che doveva arrivarmi dieci giorni fa.
Chiamo quelli del corriere e scopro che "è stato consegnato".
Chiedo spiegazioni: il risultato è che il fattorino non mi ha trovato in casa, a detta sua, e l'ha dato ad un mio vicino che usciva in quel momento e che gli avrebbe detto "Lo dia a me, lo consegno io al signor Borgogno".
Vicino che, se realmente esistente, ha un pacco che non gli appartiene, da dieci giorni.
Il fattorino ammette egli stesso di aver anche falsificato la firma del vicino, perchè questo gli avrebbe detto "eh, metti giù tu uno scarabocchio".
Alla richiesta di spiegazioni davanti a tanta noncuranza, il fattorino adduce la motivazione "pioveva".

2. oggi, fermo, sotto ad un cavalcavia della ferrovia, ad un semaforo, mentre ascoltavo "non amarmi" a tutto volume, un signore mi ha suonato il clacson e mi ha chiesto di abbassare il volume della radio perchè lo disturbava.


Credo, da queste e da altre evidenze, che il mondo stia andando davvero al contrario
scritto da Rainman85 | categoria:stanze di vita quotidiana | Link | commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 26 novembre 2008,02:53
scritto da Rainman85 | categoria:fotomontaggi | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 07 novembre 2008,05:40
Visto che non scrivo da una vita con la scusa di "Devo studiare" anche se in realtà poi faccio miliardi di altre cose, tanto vale aggiornare con i fatti salienti della giornata, e le rispettive istruzioni per poterli ricreare comodamente a casa vostra.

Costruisci anche tu la tua serata da vero uomo in sole 69 mosse


1. Procurati una grossa station wagon svedese
2. Esci di casa verso le dieci e mezza di sera e vai in direzione Bergamo, con velocità sempre vicine ai limiti del CdS
3. Entra in Bergamo da sud ovest, Longuelo, e dirigiti verso il centro passando dal Polaresco
4. Arriva al semaforo della Crocerossa e accorgiti che la macchina, quando parti e quando vai, ha una strana tendenza ad andare da sola verso il bordo della strada, tutto a destra, tutto molto rapidamente
5. Dopo due semafori così accorgiti anche di improvvise vibrazioni al volante
6. Abbassa di colpo il volume della radio dove stavi ascoltando Ne-Yo per sentirti tamarro dentro
7. Accorgiti che la macchina produce rumori inquietantissimi provenienti dalla zona ruota
8. Accosta nel primo parcheggio libero e senti rumore di ferraglia mentre fai questa manovra, cercando, parallelamente, di far girare a guardarti un elevatissimo numero di pedoni e avventori ubriachi di bar
9. Scendi dalla vettura e constata che la gomma è sgonfia e completamente fuori dal cerchione
10. Bestemmia
11. Apri il baule
12. Controlla l'esistenza di una ruota di scorta e scopri che, ehi, esiste davvero
13. Tira fuori tutto l'occorrente per cambiarla, mascherando le bestemmie
14. Avvicina le tue mani alla ruota per iniziare le operazioni di smontaggio e accorgiti che è circondata da siringhe aperte nascoste tra gli aghi di pino portati lì dalla pioggia
15. Ringrazia Nostro Signore per essertene accorto - sostituibile con "Bestemmia", a seconda delle occasioni
16. Pensa che magari è solo insulina
17. Convinciti che non è il caso di rimanere lì perchè che sia insulina o no il proprietario può avere malattie mortali
18. Rimetti tutte le cose che hai tirato fuori dal baule all'interno dello stesso
19. Maschera  le bestemmie
20. Chiudi il baule
21. Parti sferragliando e sposta la vettura nel piazzale di un distributore che è lì dieci metri più avanti
22. Scendi dall'auto e chiama la Dani, che abita a duecento metri, per vedere se ha voglia di venire a deriderti
23. Ce l'ha
24. Apri il baule
25. Scarica dal baule tutti gli strumenti necessari alla riparazione della gomma
26. Scarica la ruota di scorta
27. Tira il ferno a mano
28. Chiudi il baule
29. Siediti a terra e studia la situazione gomma: dove agganciare il crick, che strumenti usare per lo smontaggio, ecc e sentiti estremamente uomo durante questa operazione
30. Scopri, dopo aver aperto il crick, che la conca che dovrebbe ospitare il perno sotto la vettura, per sollevarla, in realtà non è più una conca, perchè le lamine che la formano sono state unite da chissà quale pressione fortissima. Il crick insomma è rotto
31. Nascondi le bestemmie
32. Cerca le chiavi per aprire il baule
33. Cerca ancora le chiavi per aprire il baule
34. Cerca nuovamente le chiavi per aprire il baule
35. Scopri che le chiavi stavano sotto ai giornali che la Dani gentilmente ti ha portato per far si che non ti sedessi sul nudo asfalto
36. Apri il baule
37. Metti via la ruota di scorta
38. Metti via gli strumenti per smontare la ruota
39. Metti via i giornali
40. Chiudi il baule
41. Pensa ad una soluzione
42. Chiedi alla Dani di poter ispezionare tutte le vetture di casa per scoprire se almeno una ha un crick compatibile
43. Avviati a casa della Dani
44. Scopri che il crick della vettura numero 1 non può andare bene
45. Scopri che il crick della vettura numero 2 non può andare bene
46. Scopri che il crick della vettura numero 3 non può andare bene
47. Nascondi le bestemmie
48. Trova riparo dalla disperazione nelle risa e nell'auto-compiacimento scatenati del farti prestare una vera tuta da lavoro da vero meccanico
49. Torna alla tua auto
50. Osserva il crick
51. Scruta gli astri e gioisci di essere un finto meccanico Agip che ripara una macchina fuori da un distributore Erg
52. Ri-osserva il crick
53. Deciditi a cercare di ripararlo con i pochi strumenti rudimentali che hai a disposizione - in fin dei conti non ci vuole molto, devi solo far leva tra le due lamine per far sì che tornino a sembrare una conca. Il peggio che può succedere è che si spezzi. Mentre tiene la macchina sollevata e tu hai le mani sotto
54. Infila parti di pinze a casi per fare leva e dilatare le lamine
55. Dai martellate a caso per scoprire che funzionava meglio con le pinze
56. Rassegnati all'idea che dopo un po' le pinze usate come leva non funzionino più
57. Rassegnati all'idea che i crick Made n Germany vengano fatti con delle leghe metalliche durissime
58. Prova, nell'ordine, a fare leva con chiavi inglesi, punta del martello, chiavi di casa, tubi
59. Alla fine scopri che usando la pinza come si usa normalmente una pinza il lavoro viene molto meglio
60. Smonta la ruota
61. Constata che sul lato strada dello pneumatico non ci sono segni di danno
62. Constata che sul battistrada non ci sono chiudo o segni di danno
63. Constata che sul lato interno dello pneumatico, quello verso la sospensione, ci sono due squarci di cui uno di quasi venti cm
64. Guarda perplesso gli squarci, ma virilmente
65. Realizza di essere fortunato ad essere vivo, ma virilmente
66. Rimonta l'altra ruota
67. Metti tutto a posto, immaginando già il discorso virile che potrai fare domattina col gommista, parlando di gomme, squarci e tette
68. Ammirati le mani sporche di grasso, virilmente
69. Avviati verso il tramonto, in controluce, con degli attrezzi in mano. Virilmente - aspetta direttamente quello del giorno dopo, di tramonto

Questa è stata la mia serata, un concentrato d'azione costatomi due ore esatte di lavori, la maggior parte dei quali rivelatasi inutile.
Ringrazio la Dani per il supporto morale e materiale durante tutte le operazioni di smontaggio-montaggio-ricerca e per il ruolo cardine avuto nella risoluzione di numerosi problemi - l'idea "libretto d'istruzioni" non è contemplata da NESSUN uomo.
Ringrazio papà per il supporto telefonico e per non aver raccontato nulla a Mamma-Ansiomatic2000

Passo ora ad alcune considerazioni:

a. come fa una gomma a squarciarsi sull'unico lato non esposto assolutamente a nulla di squarciante?
b. nella sfiga mi è andata terribilmente di lusso. Poteva rompersi tutto in superstrada. Potevo diventare un drogato. Poteva piovere
c. è utile dedicarsi periodicamente non solo alla manutenzione degli pneumatici, ma anche, e soprattutto, degli strumenti necessari per le riparazioni degli stessi: un crick rotto non è un crick
d. come fa un crick a rompersi se nessuno lo ha mai usato da quando la vettura esiste?
e. ringrazio il cielo di avere ancora una macchina con una ruota di scorta e non con quelle robe da checca tipo il ruotino o il kit di gonfiaggio e non so cos'altro. Questo è un altro motivo per cui sentirmi un uomo vero
f. le siringhe erano sicuramente di tossici pieni di malattie e i tossici devono morire tutti. Si, avete letto bene: TUTTI. Anche perchè sono capace anche io a rifiugiarmi nelle droghe o nella mamma o in non so che altro davanti alle difficoltà, ma forse sarebbe il caso di lasciare gli orsacchiotti e imparare a stare al mondo
g. le siringhe per terra, unite al fatto che qualche mese fa di notte avessi incontrato due sudamericani che si trascinavano urlando grida strazianti lungo i marciapiedi - uno dei due tenendosi una ferita all'addome - mi fanno pensare che via Broseta stia lentamente diventando via BroNXeta
h. quando verrò bocciato all'esame di Macchine non potrò dire "mi scusi ma giovedì scorso ho forato, venerdì avevo il Cater, sabato l'Avis"





 

Andrò a fumarmi un sigaro sorseggiando un Amaro Averna e guardando TeleLombardia.
E' un lavoro difficile il mio, ma mi piace perchè l'ho scelto io.
venerdì, 17 ottobre 2008,02:11
Torno a casa dopo una breve serata fuori.
Leggero cerchio alla testa e bruciore agli occhi, violentati ogni qualche metro dalla luce dei lampioni e dal tunnel dell'Asse.
Sogno il letto.
Su Radio Deejay passano "Novembre", il nuovo singolo della Ferreri. Mi piace, un ritmo sincopato che sembra prevedere tombini e canaline di scolo che incontro nel mio percorso. Si sente la mano di Tiziano Ferro.

Parcheggio.
Solito rituale di spegnimento di tutte quelle cose che, alla riaccensione della macchina, possono essere di carico eccessivo: fari, radio, ecc.. retaggio di quando la batteria, complice il freddo, ci lasciava a piedi ogni due per tre.
Ho dimenticato la giacca e le chiavi di casa.

Me ne sto fuori alla brezza per qualche minuto fissando la via deserta, come ho fatto prima di mettermi in viaggio seduto sui panettoni, come vorrei fare anche adesso tanto mi sento soffocare al chiuso.

Scuoto violentemente la testa per destarmi dal torpore e percorro il vialetto a passo svelto.
Le lampade, circondate dagli ultimi insettini volanti, proiettano la mia ombra, lunga, sulle case intorno.
Un uomo magrissimo nell'atto del pensare, un papà Gambalunga con la fronte tra indice e pollice.

C'è silenzio e fa caldo, fantasmi del passato tornano a bussare con insistenza alla mia porta.
Basta una frase, una sensazione, un déjà vu.. passo svelto e manica arrotolata, cerco di distanziarli come si fa quando si crede di essere seguiti, ma non se ne vanno di qui.
Non sono sereno. Quando mai me ne libererò?

Ho dei tir in coda nella testa.
Sfilo le scarpe e buonanotte.

scritto da Rainman85 | categoria: | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 08 ottobre 2008,02:14
Sono in piedi appoggiato ad una libreria, sfoglio una pubblicazione, tale "Paideia", una rivista che tratta in generale di letteratura classica.
In mano ho un numero del 1985.
L'articolo su cui ho aperto, a caso, nella fattispecie parla del De consolatione ad Marciam, dialogo scritto dal filosofo Seneca rivolto all'omonima amica (omonima nel senso di Marcia, non di Seneca) per qualcosa di, credo, simile al volerla consolare per la morte del celebre padre.
In realtà, ancor più nel dettaglio, il pezzo si occupa, per tutte le cinque o sei pagine della sua lunghezza, di sviscerare al meglio la traduzione della frase "Rapina rerum omnium est: miseri nesciti in fuga vivere", fulcro e nucleo denso di filosofia e senso della vita, arrivando - dopo svariati litigi tra autori sul fatto che "fuga" sia da intendere per uno come "in fuga", per un altro come "ad fugam", per un altro ancora come "fuga" e basta, ecc e sul fatto che sia lecito o meno inventarsi soggetti sottintesi che non esistono - a tradurre la frase in qualcosa di molto simile a "La vita è una rapina di tutte le cose: non sapete, o miseri, vivere in fuga", grande verità dalla magnifica potenza dirompente che lascio da interpretare a proprio piacimento ad ognuno di voi.

Sfoglio ancora la rivista ma non trovo articoli che siano altrettanto comprensibili e almeno similemente interessanti - liberi di non crederci, ma a me l'argomento ha realmente interessato durante la breve lettura - la chiudo e mi guardo intorno.
Me ne sto, dicevo, in piedi appoggiato ad una libreria, in un corridoio di un edificio nel cuore di Città Alta.
Davanti a me una serie di altre librerie di legno verde che mi attirano molto per forma e disposizione: alcune sono state sagomate per seguire la parete tonda - in realtà, credo, retro del Teatro Sociale o giù di lì; altre sono unite tra loro su lati per nulla paralleli - segno del fatto che fossero nate per ben altri luoghi e scopi, e ora giacciano tutte lì, riciclate come meglio è stato possibile; altre ancora hanno i ripiani sostituiti da pezzi di legno grigi - sintomo di chissà quale bizzarra storia alle loro spalle.
Dietro di me due porte, una d'accesso ad un bagno e una all'ufficio fuori dal quale sto aspettando di essere ricevuto.
Tutto quello che vedo fa parte di un più ampio complesso di recente ristrutturazione, che vuole i muri tinti di crema, le parti di legno e le porte di un tenue verde decorato addrittura con qualche ricamo, battiscopa inclusi, e i pavimenti coperti da un linoleum di qualità abbastanza infima, sufficiente a far si che, nelle bordature dei muri, lo stesso si sia staccato e permetta di vedere, sotto, marciume scuro proliferare indisturbato

Me ne sto qui perchè aspetto un colloquio con uno dei docenti che si cura di me e della mia tesi di laurea triennale, una collaborazione tra Ingegneria Informatica e Scienze Umanistiche con cui non voglio annoiarvi.
Abbiamo appuntamento a mezzogiorno, orario che piace tanto a noi, gente che usa le pause pranzo per gli appuntamenti perchè durante la mattina ha cose più importanti da fare.
Per il docente di sicuro è così, per me...

E' mezzogiorno e mezza.
La libreria è gonfia di piccole pubblicazioni modulari: stessa dimensione, stesso colore. Sul bordo si legge "Quaderno del Dipartimento di Lingue e Letterature Neolatine", oppure cose simili.
Accanto a queste pubblicazioni tutte uguali spiccano pochi altri libri singoli: vecchie antologie, raccolte di articoli di letteratura, ecc.
Ne prendo in mano uno.

E' una rivista di filosofia, anno 1979. Mi imbatto in un interessante articolo che vuole andare a sviscerare i paradossi della Fisica Moderna, almeno quelli che sembravano insormontabili all'epoca.


Stamattina sono uscito di casa prestissimo, a causa di un'insonnia produttiva che mi colpisce da un po' di tempo a questa parte. Vado a letto tardi eppure... TAH, alle cinque mi sveglio e non mi addormento più. Mi succedesse durante l'anno sto miracolo..
Albeggiava con uno spettacolo mai visto: la luce filtrava attraverso chissà quali nuvole che ne catturavano chissà quali componenti. Risultato: il cielo era rosa e le montagne della Valle Imagna viola, mentre macinavo chilometri a freddo con la Svedese tra i campi deserti e le fabbriche chimiche, e tutt'intorno sembrava uno scenario da favola a cui mancava solo il castello incantato.
E' durato pochi minuti, in un attimo era già giorno come milioni di altre volte, con il solito traffico e le solite voci di Radio Deejay.

E' arrivato davvero l'autunno.
Quello della routine delle scuole fatta di pullman e nuvole grigie;
quello delle code per prendere la superstrada e per prendere da mangiare al Provino, con la coppa di Sanbitter in mano;
quello delle strade di Costa Imagna bordate di foglie rosse macere;
quello della nebbia tra Olmo al Brembo e Averara, con il freddo che spacca le labbra e le sciarpe;
E' arrivato davvero l'autunno: ho tirato fuori le giacche e i maglioni, la sera il termometro mostra numeri di una cifra sola, annuso l'aria e sento profumo, umido, di vino e caldarroste.


L'articolo, dicevo, vuole andare a sviscerare i paradossi della Fisica Moderna per come erano visti nel 1979.
Come si può parlare di fotoni, se di questi vediamo solo gli effetti e nessuno li ha mai osservati?
Come si può accettare il dualismo corpuscolo-onda delle particelle?
Come si possono dare per assolute e vere nell'Universo asserzioni che a fatica possiamo dimostrare qui sulla Terra?
Se, ad esempio, la velocità della luce fosse qui da noi così elevata, e fuori dalla nostra galassia molto più piccola?
Vorrebbe dire che il concetto di "Anno luce" sarebbe completamente da rivedere e che magari l'immagine dell'Universo che ci arriva scrutando il cielo non è davvero quella di milioni di anni fa, ma magari solo quella di qualche ora, minuto, secondo..

In caso contrario continueremmo ad essere nel nostro mondo che era.

E' l'una.
Nessuno si è presentato e nessuno si presenterà a quest'appuntamento.
Chiudo il libricino, raccolgo la mia borsa ed esco al sole di Piazza Vecchia, tra gli studenti con le pizze nei cartocci e i turisti che fotografano i piccioni.
Non sento di aver buttato via il mio tempo, anzi..

E' arrivato davvero l'autunno.
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